Con l’entrata in vigore della CSRD, gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards) rappresentano il riferimento obbligatorio per la rendicontazione ESG in Europa.
Nonostante ciò, molte aziende stanno riscontrando difficoltà concrete nell’adeguarsi.
Il motivo è semplice: gli ESRS non richiedono solo di produrre un report, ma di strutturare un sistema aziendale in grado di generare dati ESG affidabili, tracciabili e verificabili.

ESRS: cosa richiedono realmente
Gli ESRS introducono un approccio molto più strutturato rispetto al passato.
Tra gli elementi più rilevanti:
- Doppia materialità (ESRS 1): le aziende devono valutare sia l’impatto delle proprie attività sull’ambiente e sulla società, sia i rischi ESG che influenzano le performance aziendali
- Informative ambientali dettagliate (ESRS E1 – Cambiamento climatico): obbligo di rendicontare emissioni Scope 1, 2 e, in molti casi, Scope 3
- Aspetti sociali (ESRS S1 – Workforce): dati su condizioni di lavoro, diversità, sicurezza
- Governance (ESRS G1): trasparenza su politiche aziendali, controlli interni e gestione dei rischi
In sintesi, non si tratta più di “raccontare” l’ESG, ma di misurarlo e dimostrarlo.
Le principali difficoltà operative
Secondo le prime applicazioni della CSRD, le difficoltà maggiori si riscontrano soprattutto nella gestione della doppia materialità e nella raccolta dei dati Scope 3.
Le criticità emergono soprattutto nella fase di implementazione.
1. Doppia materialità difficile da applicare
Molte aziende faticano a strutturare correttamente l’analisi di doppia materialità, che richiede:
- coinvolgimento degli stakeholder
- valutazioni documentate
- criteri metodologici chiari
Esempio: un’azienda manifatturiera può avere difficoltà nel valutare correttamente l’impatto ambientale dei propri fornitori, oppure nel definire quali temi ESG siano realmente “materiali” per stakeholder diversi (clienti, banche, dipendenti).
2. Raccolta dati su emissioni (Scope 1, 2, 3)
Se Scope 1 e 2 sono generalmente gestibili, lo Scope 3 (filiera) rappresenta una delle principali complessità.
Esempio: molte aziende non dispongono di dati strutturati sui fornitori e devono stimare le emissioni Scope 3, con conseguenti problemi di affidabilità e verificabilità del dato.
3. Dati distribuiti e non integrati
Le informazioni ESG sono spesso frammentate tra:
- HR (dati sociali)
- produzione (dati ambientali)
- acquisti (fornitori e supply chain)
senza un sistema integrato, il dato non è affidabile.
Esempio: i dati sugli infortuni sono gestiti dall’ufficio sicurezza, mentre quelli ambientali sono raccolti dalla produzione, senza un sistema unico che permetta una rendicontazione coerente.
4. Mancanza di KPI coerenti con ESRS
Molte aziende utilizzano indicatori interni che non sono allineati agli standard richiesti.
Esempio: un’azienda può monitorare consumi energetici interni, ma non disporre di indicatori allineati agli ESRS, come l’intensità delle emissioni o gli obiettivi di riduzione nel tempo.
5. Sistemi ISO non ancora sfruttati
Le aziende certificate ISO 14001 o 45001 spesso dispongono già di dati utili, ma non li integrano nella rendicontazione ESG.
Il nodo centrale: trasformare i dati in sistema
La vera sfida non è la normativa, ma la capacità di costruire un sistema strutturato.
Questo significa:
- definire ruoli e responsabilità ESG
- standardizzare la raccolta dati
- integrare ESG nei processi aziendali
- garantire tracciabilità e verificabilità (audit-ready)
Senza questi elementi, il rischio è produrre report incompleti o non conformi.
Come iniziare in modo concreto
Un approccio efficace può partire da alcuni passaggi chiave:
1. Gap analysis rispetto agli ESRS
Confrontare i dati disponibili con i requisiti ESRS (E1, S1, G1).
2. Avvio della doppia materialità
Strutturare un processo documentato che includa stakeholder interni ed esterni.
3. Definizione di un set minimo di KPI ESG
Ad esempio:
- emissioni CO₂
- tasso infortuni
- indicatori di diversità
4. Integrazione con sistemi esistenti
Utilizzare le strutture già presenti (ISO 9001, 14001, 45001) per evitare duplicazioni.
ESRS: una sfida organizzativa prima che normativa
Gli ESRS rappresentano un cambiamento significativo per le aziende.
Non si tratta solo di conformità, ma di evoluzione organizzativa.
Le aziende che riusciranno a strutturare correttamente i propri dati ESG saranno in grado di:
- migliorare il controllo dei rischi
- aumentare la trasparenza verso stakeholder e investitori
- rafforzare il proprio posizionamento competitivo
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