Parliamo di GAR: il Green Asset Ratio e i suoi limiti

Cos’è il Green Asset Ratio (GAR)

Il Green Asset Ratio (GAR) è un indicatore introdotto a livello europeo per misurare quanta parte degli attivi di una banca può essere considerata “verde” secondo la Tassonomia UE, il sistema che stabilisce quali attività economiche sono sostenibili per l’ambiente. In teoria dovrebbe mostrare quanto le banche siano impegnate nella transizione ecologica, ma i numeri restano molto bassi.

Secondo i dati pubblicati dall’Autorità Bancaria Europea (EBA), nel 2024 la media del GAR per le principali banche europee è stata del 2,8%, salita solo al 3,4% nel 2025. Questo dimostra una scarsa esposizione del settore bancario verso attività classificate come sostenibili, con grandi differenze tra istituti e Paesi.

I limiti del GAR

Il GAR ha diversi punti deboli che ne riducono l’efficacia:

  • la complessità del calcolo, che richiede alle banche un ampio set di dati e metodologie non uniformi;
  • la copertura limitata, che esclude settori rilevanti come l’agricoltura o parte del commercio;
  • la mancanza di criteri sociali e di governance, che lo rende un indicatore parziale e focalizzato unicamente sulla dimensione ambientale.

La Banca Centrale Europea (BCE) ha più volte sottolineato che, senza dati completi e standardizzati, l’indicatore rischia di fornire un’immagine distorta del reale contributo del settore bancario alla transizione ecologica.

Le semplificazioni introdotte nel 2025

Per rispondere alle critiche delle banche, nel 2025 la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure che entreranno in vigore nel 2026 e che semplificano il calcolo del GAR. Tra le principali novità:

  • esclusione dal calcolo delle imprese non soggette alla CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità);
  • possibilità di non considerare asset marginali (meno del 10% dei portafogli);
  • riduzione quasi totale dei dati richiesti (fino a -89%).

Queste semplificazioni, sebbene rendano più agevole la rendicontazione, rischiano però di ridurre la trasparenza e non affrontano i limiti strutturali già noti della Tassonomia, come l’assenza di criteri sociali e l’esclusione di interi comparti economici.

Oltre il GAR: altri strumenti utili

Per avere un quadro più completo della finanza sostenibile delle banche, è necessario affiancare al GAR altri strumenti di misurazione, tra cui:

  • Energy Financing Ratio (EFR): misura i flussi di finanziamenti verso attività “green” o “brown” (cioè rispettivamente a basse o ad alte emissioni); fornendo un’indicazione dinamica del sostegno delle banche alla transizione energetica.
  • Dati sugli immobili: indicatori relativi ai consumi energetici e alle certificazioni degli edifici finanziati o posseduti dalle banche.
  • Indicatori sociali: ad esempio la quota di PMI (piccole e medie imprese) nei portafogli, utile per valutare l’impatto sull’economia reale e l’inclusione finanziaria.
  • Uso dei capitali raccolti tramite green bond: rapporti sull’effettiva destinazione dei fondi raccolti attraverso obbligazioni verdi e strumenti ESG, in linea con standard internazionali come gli ICMA Green Bond Principles.

In breve: il GAR rappresenta un primo passo utile, ma non basta per raccontare il reale impegno delle banche nella sostenibilità. È necessario affiancarlo a indicatori dinamici, sociali, immobiliari, e strumenti di rendicontazione come EFR, uso di green bond e metriche di inclusione finanziaria.

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Bibliografia e fonti

  • EBA – European Banking Authority (2024), Report on ESG Disclosures. Disponibile su: eba.europa.eu
  • European Central Bank (2023), Progress towards climate-related disclosure by banks. Disponibile su: ecb.europa.eu
  • European Commission (2025), Sustainable Finance Package. Disponibile su: finance.ec.europa.eu
  • InvestmentWorld (2025), Indicatori di finanza sostenibile: quali useranno le banche nel 2026?. Disponibile su: investmentworld.eu