Transizione verde: tra obblighi normativi e competitività, le imprese italiane fanno i conti con la sostenibilità UE

Le medie imprese italiane si trovano oggi al centro di una transizione verso modelli produttivi sostenibili, guidata da una normativa europea sempre più stringente. Secondo il recente rapporto Mediobanca–Unioncamere–Tagliacarne, oltre l’80% di queste aziende ha già avviato iniziative ESG, spinte soprattutto da obblighi normativi (66,9%), ma anche da motivazioni reputazionali e strategiche.

L’adozione di pratiche ESG è vista come leva di competitività e accesso ai capitali, eppure non mancano le criticità. Tra le principali barriere si segnalano l’eccessiva burocrazia (33,8%) e la complessità nella misurazione delle emissioni: il 62,3% delle imprese non è in grado di quantificare le proprie, e solo il 40,9% ritiene realistico arrivare a zero emissioni entro il 2050, target imposto dalla normativa europea.

L’impegno alla sostenibilità si riflette in progetti concreti: riduzione delle fonti fossili (67,3%), riciclo e gestione rifiuti (62%), formazione green (43%). Tuttavia, l’utilizzo effettivo di energia rinnovabile resta limitato: solo il 12,6% delle imprese supera il 60% di consumo da fonti verdi.

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge l’evoluzione della normativa UE. La Commissione ha appena annunciato il nuovo obiettivo vincolante del -90% di emissioni nette al 2040, come tappa intermedia verso la neutralità climatica al 2050. Una scelta ambiziosa, che mira a fornire certezze agli investitori e rafforzare la leadership industriale europea, ma che richiederà alle imprese adeguamenti importanti e investimenti consistenti.

Proprio per agevolare l’adattamento delle aziende, soprattutto PMI, l’UE ha avviato una revisione degli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards), con l’obiettivo di ridurre di oltre il 50% i dati obbligatori richiesti nei report di sostenibilità. Il nuovo calendario posticipa a novembre la presentazione tecnica dell’EFRAG, aprendo così a una consultazione pubblica estesa e più inclusiva.

Nel frattempo, le imprese italiane cercano di rispondere anche ai rischi derivanti dal cambiamento climatico: il 23,8% si considera esposto a rischi fisici legati a eventi estremi, mentre il 33% teme effetti sul piano competitivo. Le risposte più comuni sono investimenti in impianti più resilienti, polizze assicurative e un maggiore ricorso a energie rinnovabili.

Nonostante gli ostacoli, le Mid-Cap italiane restano una colonna portante del sistema produttivo nazionale. Con un +31,3% di produttività nell’ultimo decennio, superano Francia, Germania e Spagna, dimostrando che innovazione e sostenibilità possono essere compatibili. Il futuro resta però legato alla capacità di coniugare crescita economica e responsabilità ambientale, nel rispetto di una normativa europea in costante evoluzione.

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